“Viagra femminile” è un’espressione molto utilizzata quando si parla di farmaci destinati alle donne che sperimentano una riduzione del desiderio sessuale. In realtà, però, non esiste una versione femminile del Viagra maschile.
Il termine viene utilizzato soprattutto per riferirsi, in modo non scientifico, a farmaci sviluppati per alcune forme di disturbo del desiderio sessuale ipoattivo, noto con l’acronimo HSDD (Hypoactive Sexual Desire Disorder).
Tra i medicinali più conosciuti c’è la flibanserina, commercializzata negli Stati Uniti con il nome di Addyi e spesso chiamata nel linguaggio comune “pillola rosa”. Esiste inoltre un altro trattamento farmacologico approvato negli Stati Uniti, il bremelanotide, commercializzato come Vyleesi.
Ma il calo del desiderio sessuale non è sempre una malattia e non può essere affrontato con un’unica soluzione. Prima di parlare di terapia è quindi importante capire che cosa si intende per HSDD, quali fattori possono influenzare il desiderio e quando è opportuno rivolgersi a un professionista.
Che cos’è il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo?
Il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo (HSDD) è una condizione caratterizzata da una riduzione persistente o dall’assenza di desiderio sessuale che provoca un disagio significativo alla persona o difficoltà interpersonali.
Non significa semplicemente attraversare un periodo in cui si ha meno voglia di avere rapporti.
Il desiderio sessuale può infatti variare fisiologicamente nel corso della vita e può essere influenzato da stress, stanchezza, gravidanza, periodo post-partum, menopausa, farmaci, condizioni di salute, esperienze personali e relazione di coppia.
Si parla di un disturbo quando la riduzione del desiderio diventa persistente e rappresenta una fonte di sofferenza o disagio per la donna.
È inoltre importante distinguere il desiderio da altre componenti della risposta sessuale, come eccitazione, orgasmo e dolore. Possono essere presenti contemporaneamente oppure manifestarsi separatamente.
L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) considera infatti le difficoltà sessuali femminili un insieme di condizioni che possono riguardare desiderio, eccitazione, orgasmo e dolore.
Perché può diminuire il desiderio sessuale?
Il desiderio sessuale femminile è influenzato dall’interazione di numerosi fattori.
Tra questi possono rientrare i cambiamenti ormonali, alcune condizioni ginecologiche o mediche, determinati farmaci, stress, ansia, depressione, stanchezza, disturbi del sonno e difficoltà nella relazione di coppia.
Anche la presenza di dolore durante i rapporti o secchezza vaginale può avere un impatto importante sulla sessualità. Quando l’intimità viene associata ripetutamente a dolore o disagio, il desiderio può diminuire e la donna può iniziare a evitare i rapporti.
Durante la perimenopausa e la menopausa, la riduzione degli estrogeni può contribuire a secchezza e altri cambiamenti dei tessuti genitali, rendendo talvolta i rapporti meno confortevoli. A questi aspetti possono aggiungersi disturbi del sonno, vampate, cambiamenti dell’umore e altri sintomi della transizione menopausale.
Questo non significa, però, che il calo del desiderio durante la menopausa sia sempre dovuto agli ormoni. La sessualità è un fenomeno complesso e la causa può essere diversa da persona a persona.
“Viagra femminile”: perché il termine può creare confusione?
Il Viagra contiene sildenafil, un farmaco utilizzato per il trattamento della disfunzione erettile maschile.
Il suo meccanismo d’azione riguarda la risposta vascolare necessaria all’erezione e non equivale a un trattamento specifico per il desiderio sessuale femminile.
Per questo motivo, parlare di “Viagra femminile” può essere fuorviante.
Nel caso della donna, infatti, il problema può riguardare il desiderio, l’eccitazione, la risposta fisica, il dolore oppure una combinazione di più fattori.
È quindi più corretto parlare di trattamenti per il disturbo del desiderio sessuale ipoattivo quando ci si riferisce ai farmaci sviluppati specificamente per alcune forme di riduzione patologica del desiderio.
La “pillola rosa”: che cos’è la flibanserina?
La flibanserina, commercializzata negli Stati Uniti con il nome di Addyi, è uno dei farmaci maggiormente associati al termine “pillola rosa”.
A differenza del sildenafil, non agisce principalmente sulla circolazione sanguigna. La flibanserina agisce sul sistema nervoso centrale modulando alcuni neurotrasmettitori coinvolti nei meccanismi del desiderio sessuale.
Negli Stati Uniti è indicata per il trattamento dell’ HSDD acquisito e generalizzato nelle donne di età inferiore a 65 anni, quando il basso desiderio provoca disagio significativo o difficoltà interpersonali e non è attribuibile ad altre condizioni mediche o psichiatriche, a problemi nella relazione o agli effetti di farmaci o sostanze.
Non è un farmaco da assumere occasionalmente prima di un rapporto: la dose approvata dalla FDA è di 100 mg una volta al giorno, al momento di coricarsi.
È importante inoltre sottolineare che non è indicata semplicemente per aumentare la performance sessuale in donne che non presentano HSDD.
Quali sono gli effetti indesiderati?
Come ogni farmaco, anche la flibanserina può provocare effetti indesiderati.
Tra quelli riportati più frequentemente figurano capogiri, sonnolenza, nausea e stanchezza. Il farmaco presenta inoltre importanti avvertenze relative a ipotensione e sincope e specifiche controindicazioni e interazioni farmacologiche. L’associazione con l’alcol richiede particolare attenzione ed è soggetta alle indicazioni riportate nella scheda tecnica.
Per questo motivo la flibanserina non dovrebbe essere considerata una semplice “pillola del desiderio”, ma un farmaco che deve essere utilizzato quando esiste una specifica indicazione clinica e dopo una valutazione medica.
Esiste anche un altro farmaco: il bremelanotide
Negli Stati Uniti esiste un’altra terapia farmacologica per alcune donne con HSDD: il bremelanotide, commercializzato con il nome Vyleesi.
A differenza della flibanserina, viene somministrato tramite iniezione sottocutanea al bisogno. La FDA lo ha approvato per il trattamento dell’ HSDD acquisito e generalizzato nelle donne che non hanno attraversato la menopausa. Anche in questo caso non è indicato per migliorare semplicemente la performance sessuale.
Il bremelanotide agisce sui recettori della melanocortina e il suo meccanismo attraverso cui migliora i sintomi dell’ HSDD non è completamente chiarito.
HSDD e menopausa: quale ruolo hanno gli ormoni?
La transizione menopausale può modificare la sessualità attraverso diversi meccanismi.
La riduzione degli estrogeni può favorire secchezza vaginale, irritazione e dolore durante i rapporti. Questi sintomi possono rendere l’intimità meno confortevole e contribuire indirettamente alla riduzione del desiderio.
Anche altri sintomi della menopausa, come vampate, sudorazioni notturne, disturbi del sonno e cambiamenti dell’umore, possono influenzare il benessere sessuale.
Quando sono presenti sintomi genito-urinari legati alla carenza estrogenica, il medico può valutare trattamenti specifici, compresi quelli locali, in base alla situazione clinica.
Gli androgeni possono avere un ruolo nella sessualità femminile, ma il loro utilizzo non equivale a una terapia standard per qualsiasi calo del desiderio. Le raccomandazioni e le indicazioni dipendono dalla situazione clinica e dal trattamento specifico. ACOG sottolinea, per esempio, che l’eventuale utilizzo di testosterone in alcune donne in postmenopausa con disturbi del desiderio e dell’eccitazione richiede un’attenta valutazione dei benefici, dei rischi e delle incertezze a lungo termine.
Come viene valutato il calo del desiderio?
Prima di prescrivere una terapia, è importante capire che cosa è cambiato e da quanto tempo.
Il medico può approfondire:
- quando è iniziata la riduzione del desiderio;
- se il cambiamento è comparso dopo un periodo di normale funzionamento sessuale;
- se il problema è presente in tutte le situazioni o solo in determinate circostanze;
- se sono presenti dolore o secchezza vaginale;
- quali farmaci vengono assunti;
- se sono presenti altre condizioni di salute;
- qualità del sonno, stress e stato emotivo;
- eventuali difficoltà nella relazione di coppia.
Questa valutazione è importante perché l’HSDD viene definito anche attraverso l’impatto che la riduzione del desiderio ha sul benessere della donna. Non ogni periodo di minore desiderio richiede quindi una terapia farmacologica.
Il trattamento non è sempre una pillola
La gestione del calo del desiderio dipende dalla causa.
Quando sono presenti secchezza e dolore legati alla menopausa, per esempio, il trattamento dei sintomi genito urinari può migliorare il comfort durante i rapporti. In altri casi può essere necessario rivedere farmaci che possono influenzare la sessualità, affrontare disturbi del sonno o valutare aspetti psicologici e relazionali.
ACOG sottolinea che le difficoltà sessuali possono avere cause molto diverse, tra cui cambiamenti ormonali, malattie, farmaci, stress, ansia, depressione e problemi di coppia.
Il supporto psicologico o sessuologico può quindi rappresentare una componente importante del percorso quando indicato.
Quando rivolgersi al ginecologo?
È utile parlarne con il ginecologo quando la diminuzione del desiderio:
- persiste nel tempo;
- provoca disagio personale;
- interferisce con la relazione o con la qualità della vita;
- compare insieme a dolore o secchezza vaginale;
- insorge dopo l’inizio di un farmaco;
- si accompagna ad altri sintomi della menopausa o ad altri cambiamenti fisici.
Parlarne con un professionista permette di capire se si tratta di una normale variazione del desiderio oppure di un disturbo che merita una valutazione specifica.
In conclusione
Il cosiddetto “Viagra femminile” non è una versione del Viagra maschile.
Il termine viene utilizzato soprattutto per indicare, in modo colloquiale, alcuni trattamenti destinati alle donne con specifici disturbi del desiderio sessuale. Tra questi, negli Stati Uniti, rientrano flibanserina (Addyi) e bremelanotide (Vyleesi), con indicazioni e modalità di utilizzo differenti.
Il punto fondamentale, però, è che un calo del desiderio non equivale automaticamente a una malattia.
Quando la riduzione è persistente e provoca disagio, è importante comprendere quali fattori possano essere coinvolti: ormoni, menopausa, dolore, farmaci, condizioni di salute, stress, sonno e aspetti psicologici o relazionali.
Una valutazione personalizzata resta quindi il modo più appropriato per comprendere le possibili cause e individuare, insieme a un professionista, il percorso più adatto alla propria situazione.
Domande frequenti
L’espressione “Viagra femminile” non identifica una semplice versione femminile del Viagra. Il sildenafil è utilizzato nel trattamento per la disfunzione erettile e non va considerato una terapia generale per aumentare il desiderio sessuale femminile.
Il sildenafil non deve essere considerato una pillola per aumentare la libido femminile. Il desiderio sessuale e la risposta fisica all’eccitazione sono aspetti diversi.
Le cause possono essere diverse e includere cambiamenti ormonali, menopausa, dolore o secchezza, stress, stanchezza, alcuni farmaci, condizioni di salute e fattori psicologici o relazionali.
Sì. I cambiamenti ormonali della menopausa possono contribuire a disturbi come secchezza e disagio durante i rapporti, che possono influenzare anche la sessualità. Tuttavia, il calo del desiderio non dipende necessariamente da un’unica causa.
La soluzione dipende dalla causa del problema. Non esiste una risposta unica valida per tutte le donne e, quando il disturbo persiste, è consigliabile parlarne con un medico.
Quando il calo del desiderio è persistente, provoca disagio o si accompagna a dolore, secchezza, altri sintomi o cambiamenti comparsi dopo l’inizio di una terapia farmacologica.


