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Le emozioni in gravidanza

La gravidanza rappresenta un’esperienza molto importante e significativa per la vita di una donna, sia da un punto di vista fisico che emozionale. È un viaggio, che implica una serie di trasformazioni e cambiamenti oltre ad una profonda connessione tra madre e bambino. Nel tempo dell’attesa si assiste, infatti, ad una progressiva modificazione del proprio corpo, a cambiamenti che riguardano la sfera della femminilità, ad una ridefinizione della propria posizione all’interno del sistema familiare. Tutti elementi questi che comportano una destrutturazione e una ridefinizione del senso di identità. Indipendentemente dall’intensità di quanto lo si è desiderato, la pratica clinica ci evidenzia che è spesso presente nelle donne un’ambivalenza di sentimenti ed emozioni, soprattutto nella fase iniziale della gravidanza; si passa dalla gioia e dall’entusiasmo a momenti in cui a prevalere sono: paura, ansia, tristezza.

Ma qual è il motivo di tale ambivalenza? L’attesa di un bambino sconvolge la vita della futura mamma e durante il primo trimestre si ha l’impatto con la realtà della gravidanza che può assumere varie sfaccettature in base: alla presenza o meno di sintomi quali nausee e vomito; alla paura di un possibile aborto, la pancia è, difatti, ancora invisibile e i movimenti del feto non percepibili per cui possono essere presenti timori che riguardano il benessere del bambino; inoltre, si inizia ad avere la percezione che nulla è come prima e se questo da un lato apporta gioia per la realizzazione di un desiderio, dall’altro fa sentire la donna come sommersa e sopraffatta.


Successivamente, durante il secondo trimestre la madre vive uno stato di simbiosi con il proprio bambino, inizia a sentire i suoi movimenti e anche, talvolta, a determinarli. Tutte le emozioni sembrano essere amplificate, ci si sente più vulnerabili e c’è una grande apertura emozionale. In questa fase armonica, nella donna si fa spazio un nuovo assetto mentale che condurrà all’organizzazione di una nuova identità, quella materna. Durante questo processo fondamentali saranno due esperienze: la riattivazione dell’immagine di se stessa come figlia e delle cure, dell’amore e della protezione ricevuti e la percezione di se stessa come madre e come donna. Questo è anche il periodo in cui nei futuri genitori inizia a prevalere il pensarsi nel nuovo ruolo e il pensare alla coppia come coppia genitoriale. È in questa fase che la mamma coinvolge il papà e lo presenta al bambino, attraverso le carezze al pancione che cresce, attraverso le parole e il suono della sua voce.

La comunicazione intrauterina è, difatti, una tappa fondamentale per la costruzione del rapporto tra madre, padre e figlio. Il terzo ed ultimo trimestre è, invece, caratterizzato da una tensione crescente relativa alla paura del parto e alla futura ma vicina separazione dal proprio bambino. In questa fase si fanno largo tutta una serie di interrogativi legati al ruolo genitoriale che si dovrà andare ad assumere. Anche in questa fase sono presenti emozioni ambivalenti: se da un lato, difatti, la donna si sente piena, perché la sua pancia è diventata ingombrante e non vede l’ora di conoscere il suo bambino dall’altra rompere la simbiosi che si è creata nei mesi precedenti provoca spesso molte ansie e timori che si aggiungono al timore del dolore e del parto.

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